Negli ultimi 10-15 anni, il termine «ecosistema mobile» è diventato sempre più comune. Poiché iOS e Android dominano il mercato degli smartphone, le espressioni «ecosistema Apple» ed «ecosistema Android» sono oggi ampiamente utilizzate nella pubblicità, nei media e nelle pubblicazioni tecnologiche. In passato, anche piattaforme mobili come Windows Mobile e BlackBerry venivano talvolta descritte in modo simile, sebbene siano poi scomparse dal mercato.

La parola «ecosistema» deriva originariamente dalla biologia. Coniato negli anni Trenta del Novecento, il termine descrive un sistema naturale in cui piante, animali, microrganismi e ambiente convivono in un rapporto equilibrato. Ogni elemento dipende dagli altri, consentendo al sistema di funzionare e rigenerarsi per lunghi periodi di tempo.

Quando questa definizione viene applicata alla tecnologia mobile, il suo significato diventa molto meno preciso. Il sistema operativo di uno smartphone, l’archiviazione cloud, l’app store e i dispositivi collegati possono funzionare insieme, ma non costituiscono un ecosistema autosufficiente nel senso biologico del termine. Si tratta di tecnologie separate progettate per svolgere funzioni specifiche.

Il termine «ecosistema mobile» è diventato popolare perché suona più ampio di «sistema operativo» o «piattaforma software». Viene generalmente utilizzato per descrivere un insieme di prodotti e servizi progettati per funzionare insieme. Questa definizione è comoda perché mette in evidenza la compatibilità tra dispositivi, applicazioni e servizi online.

Seguendo lo stesso ragionamento, praticamente qualsiasi cosa potrebbe essere definita un ecosistema. Ad esempio, una casa comprende un frigorifero, una cucina, un bagno, il riscaldamento, l’elettricità e le persone che la abitano. Tutti questi elementi interagiscono tra loro, ma normalmente non vengono definiti un «ecosistema domestico». Lo stesso principio si applica ai dispositivi mobili.

Gli ecosistemi mobili esistono davvero?

In senso stretto, gli ecosistemi mobili non esistono nello stesso modo in cui esistono gli ecosistemi naturali. Ciò che esiste realmente sono sistemi operativi, servizi cloud, app store, server e dispositivi collegati a Internet. Queste tecnologie scambiano informazioni, sincronizzano le impostazioni e consentono alle applicazioni di funzionare su più dispositivi.

Ciascuno di questi componenti svolge una funzione specifica e può esistere indipendentemente dagli altri. La loro interazione si basa sul software, sugli standard di comunicazione e sulle tecnologie di rete, non sui principi di un ecosistema naturale.

Le moderne tecnologie digitali sono semplicemente strumenti progettati per rendere la vita quotidiana più comoda. Nel corso della storia, l’uomo ha costantemente sostituito i vecchi strumenti con nuovi. Le candele sono state sostituite dall’illuminazione elettrica, gli archi hanno lasciato il posto alle armi da fuoco e i cavalli sono stati in gran parte sostituiti dalle automobili e dalle ferrovie. Con l’evoluzione della tecnologia, anche gli attuali sistemi operativi e i servizi online potranno essere sostituiti da nuove soluzioni.

Per questo motivo, il termine «ecosistema mobile» dovrebbe essere inteso come un pratico termine di settore e di marketing che descrive un insieme di dispositivi e servizi compatibili, piuttosto che un vero ecosistema nel senso scientifico del termine.

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